Rencontres
Il Festival della Fotografia di Arles compie quarant'anni.
''Quarant'anni? E ora? Dovremmo superarli in ossequioso silenzio o tirar fuori pifferi e tamburi? Anni di maturità o di addio alla giovinezza? Un motivo di contrizione o di giubilo? Saranno i nostri quarant'anni preambolo di gran divertimento o spettri rassegnati alla crisi?''. Con queste domande François Barré, presidente da oramai otto anni di Rencontres, il festival della fotografia di Arles, ha aperto la 40esima edizione.
L'esitazione di chi si interroga sui lustri del passato e sulle incertezze del presente, ha subito trovato nelle sue successive parole una rassicurante conclusione: ''Mettiamo da parte retoriche speculazioni, a chi importa in fondo? La creatività si fa con la creatività, in un continuo processo di rinascita ed invenzione [...] Ogni anno, in questa antica terra, si tiene un grande festival della fotografia per tutti: appassionati, professionisti, curiosi e semplici avventori. Viviamoci, quindi, questa giovinezza, per la quale abbiamo faticato tanto e che non è un diritto di nascita. Dal momento che il futuro è plasmato da nozioni di un mondo diverso e dalla forza creativa degli artisti, ignoriamo i pragmatisti ed i loro infiniti appelli al realismo, che non fanno che impantanarci nella massa. 'Una volta che inizi a trovare una cosa naturale - diceva Brecht - smetti di esistere'. Viviamo, quindi! Resistiamo. Cresciamo giovani in un mondo sempre più vecchio. Sintonizziamoci al suono del mondo e riscopriamo La famiglia dell'uomo", ha concluso Barré citando la mostra che Edward Steichen inaugurò al MoMa di New York nel 1955.
Le Rencontres Arles ha quaranta anni, tanti per la giovane storia della fotografia, pochi e frizzanti per gli intenti, le iniziative e lo spirito con i quali ogni anno rinasce. In questi baccanali dell'immagine, fotografie e storie fanno l'amore con chi vuole lasciarsi travolgere da quella che Barré, definisce una creatività autorigenerante.
Arles si veste di fotografie, parla, ascolta, racconta, fa rumore e le ore piccole. Un programma sterminato, tanto eterogeneo da far girare la testa solo a leggerlo. In questa settimana, quella d'apertura, tanti i grandi nomi a confrontarsi sui più svariati temi, da Christian Cajoulle, giornalista e fondatore della celeberrima agenzia VU, a Nan Goldin.
Tante, labirintiche, anche le esposizioni, dal dissacrante Martin Parr a Eugene Richards dell'agenzia VII. E poi ancora Robert Delpire, il creatore della collana di libri tascabili Photo Poche, pubblicata in Italia da Contrasto e imitata in tutto il mondo, che per primo ha pubblicato Robert Frank, René Burri, Robert Doisneau, Brassai e tanti altri. Fino a Lucien Clergue, classe 1934, fondatore del Festival. La città, cornice onirica di questo grande evento, si dà fare ed i suoi abitanti allestiscono mostre itineranti, tavole rotonde nei bar e nelle case, proiezioni sui muri degli edifici e divagazioni artistiche. Esibizioni, letture di portfolio, dibattiti e proiezioni... Arles vuol dire incontro, prima di tutto.

