L'ultimo rullino.
La Kodak annuncia: addio alla pellicola Kodachrome. Fine di un'epoca del fotogiornalismo

Il National Geographic, nel 1985, pubblicò in copertina il volto di Sharbat Gula, la giovane afgana che Steve McCurry fotografò a Peshawar, in Pakistan, un anno prima.
Quella foto, destinata a diventare un'icona del fotogiornalismo, fu impressa su una pellicola Kodachrome.
Oggi, a 74 anni dalla nascita in casa Kodak, la sua longeva storia intrisa di colori e di avvenimenti, termina con un comunicato stampa ufficiale: "La gloriosa pellicola - ha affermato Mary Jane Herllyar, vice presidente esecutivo della Eastman Kodak Company - verrà ritirata definitivamente dal mercato entro la fine del 2009".
Nel 1935, anno in cui la pellicola fece il suo debutto, la famosa agenzia fotografica Magnum non era ancora nata e Robert Capa si apprestava a documentare le sanguinose vicende della Guerra Civile Spagnola. Storia e scatti d'infinita bellezza sono stati impressi sul negativo Kodachrome.
Celebrare il tempo, trattenuto in chissà quanti chilometri di celluloide, è stato da sempre la meta di Kodak, pronta ad aprirsi al nuovo, ma capace di tributare al suo passato e a ciò che l'ha resa grande il giusto omaggio. L'azienda, donerà, infatti, gli ultimi rullini al George Eastman House International Museum of Photography and Film di Rochester, New York, che conserva la collezione più grande al mondo di fotocamere e artefatti correlati. McCurry, inoltre, farà delle foto con uno di questi ultimi rullini e le immagini entreranno a far parte della collezione.
La lenta debacle di un certo modo di sentire le cose, di un approccio ancora fisico con il mondo, non è che lo specchio della veloce corsa del nostro presente. Gli iniziatici rituali dello sviluppo, le borse piene di pellicole e il saggio centellinare gli scatti lasciano il posto alle memory card, ai pixels e voragini di bit. Agli gli irriducibili della fotografia analogica, però, Kodak offre ancora ottimo materiale, tra cui le pellicole Ektachrome E100G e Ektar 100.